FLE -Festival dei Luoghi e delle Emozioni
            Roncade (Treviso) 21 giugno 2014  -  ore 18.30  al Parco del Musestre   mappa

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 INVIO TRADUZIONI
Entro domenica 15 giugno
Formato testo: txt o word (no Pdf nè foto-testi)
Formato audio : preferibilmente mp3

Tramite Email
marcopolo.citta@gmail.com 
oppure
adotta.tradotto@gmail.com

Tramite Commenti
in Evento  
 
oppure in Gruppo Adotta_Tradotto
 


http://www.liceogalvani.it/lavori-multimediali/citta/italiano/nomi.jpg
 

 





 


Traduzioni in lingue locali/dialetti
 "Le città invisibili" di Italo Calvino
Righe finali del Capitolo V
 

Locandina  Elenco Traduzioni


 Scarica Testo e Informazioni

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
 - Ma qual è la pietra che
sostiene il ponte? -  chiede Kublai Kan.

- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, -  risponde Marco, -  ma dalla linea dell'arco che esse formano.
  Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge:
  - Perchè mi parli delle pietre? È solo dell'arco che m'importa.
Polo risponde: - Senza pietre non c'è arco.


Invio : marcopolo.citta@gmail.com  oppure adotta.tradotto@gmail.com
Invio tramite Commenti su evento oppure
Gruppo Adotta_Tradotto

Formati: txt o word (né pdf né foto-testi). Audioletture preferibilmente in.mp3.

Si prega di accompagnare la traduzione con una breve nota sul rapporto
di chi ha tradotto con la lingua.
Per le traduzioni in lingua locale/dialetto occorre indicare il paese/città
in cui essa è parlata, nonchè notizie su specifici influssi che essa conserva.

Le traduzioni e audioletture pervenute entro 15 giugno saranno online
entro il 21 giugno.


 


Traduzione mix comasco-milanese-varesotto -  Valeria Canavesi & Mario D’Angelo 

Marco Polo l’è drée cunta sù di un punt, sass per sass.
Ma quaj l’è el sass c’al tegn su il punt? - al dumanda el Kublai Kan.
L’è mia dumà un sass c’al tegn su il punt - rispunn il Marco - iin tucc i sass insèma.
Fan su l’arco, c’al tegn su il punt.
Kublai Kan el tàs, intànt el pensa.
Poi dumanda ancamò: Suta no parlà dii sass… Mì vori savée dell’arco.
E alùra il Polo el diis: Se ghé no i sass, ghé mia l’arco.

Come è facile immaginare, gli autori di questa traduzione strampalata non conoscono bene i dialetti di cui sopra. L’arrangiamento in questa nuova lingua è stato possibile facendo risuonare nella mente alcune memorie: l’eco di domeniche con zii e nonni a Luino, le splendide ballate lariane di Davide Van de Sfroos e qualche battuta in milanese, dialetto della città dove vivono da 20 anni e più. Perdonateli: hanno commesso un reato linguistico, ma si sono tanto divertiti!

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Traduzione in mantovano - Debora Serrentino

Márcu Polo al descriv al pónt, préda par préda.
 - Ma qual l'é la préda cla sostegn al pónt? - Al d'manda al Kublai Kan.
 - Al pónt l'è mia sostegnì da chesta o da cla préda, - al respond Màrcu -
 ma d'la linia ad l'arc c'le forma.
Al Kublai Kan al resta silensius, al riflet. 
Pò al sönta: - Ma parché t'am parlat ad li préde? A mi m'importa sol ad l'arc.
Polo al respond:  - Sensa li préde al ghe mia l'arc.

Il dialetto mantovano della mia traduzione è di Mantova città. E' un dialetto che ormai parlo di rado visto che abito a Bergamo da quasi vent'anni, però ho ancora la cadenza mantovana e sono molto orgogliosa quando mi dicono che il mio bimbo di due anni ha tratti della stessa cadenza. Ovviamente a scuola parlare o scrivere in dialetto era severamente vietato, come per molti penso che il dialetto sia prevalentemente la lingua della famiglia.

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Traduzione in ferrarese - Giorgia Pollastri

Marco Polo al descriv un pont, piera per piera.
- Ma qual è la piera cla tien su al pont? – Al dmanda Kublai Kan.
- Al pont al ne brisa tgnu su da questa o quela piera – a rispon Marco, -
 ma l’è la linea ad l’arc che al forma.
Kublai Kan al sta zit el pensa.
Po’ al dis:  – Parchè tam dì dil pier ? A mi m’importa sol d’arc.
Polo al rispond: - Senza piere an che brisa arc.

La lingua che ho utilizzato è il ferrarese, della "bassaferrarese", lingua che porto nel cuore perchè lì ho vissuto fino a 20 anni , anche se la maggior parte della mia vita ormai la sto trascorrendo in veneto

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Traduzione in romanesco/Roma Est - Visenna Zilla

Marco Polo sta a descrive ‘n ponte, na pietra aa vorta.
–E quale sarebbe a pietra che aregge er ponte? J’addimanna Kublai Kan
– Er ponte noo  regge sta pietra o quell’artra, j’arisponne Marco Polo,
 o regge a linea dell’arco de tutte e pietre.
Kublai Kan arimane zitto, a pensà. Poi je dice: Perché me stai a parlà de pietre quanno a me me frega solo dell’arco?
 Polo j’arisponne: nce sta arco si nce stanno e pietre

Romano de Roma est La lingua della comunicazione in chat e nei social network,
perché…perché ho sempre pensato che Sora Lella fosse abbastanza maniaco repellente, così ho navigato in rete senza troppi scocciatori.

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Traduzione in tiburtino - Leandro Teodori

Marco Polo arecconta com’è fattu ’ n ponte, piètra pe’ piètra.
- Ma qual è
la piètra che arègge lu ponte? - ci ghiede Kublai Kan.
Lu ponte non lu regge quessa o quella piètra - aresponne Marco, - ma la curva dell’arcu che fannu.
Kublai Kan aremane zittu, penzènno. Po’
ci dice:
Perché
me sta’ a parlane delle piètre? A me me ‘mporta solu dell’arcu.
Polo aresponne: - Senza piètre ‘nci sta l’arcu.

È stata abbastanza impegnativa, perché alcune parole, come "soggiunge", "riflettendo" o in generale le forme passive, sono poco usate nella lingua parlata tiburtina. vabbè, ho voluto tradurlo perché è uno dei passi più emozionanti de Le Città Invisibili, il mio libro del comodino.

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Traduzione in napoletano - Mirella Meglio

Marco Polo, descrìv nù ponte, prèta ppè prèta.
- Ma quàl’è à prèta cà sostien ò ponte?- chiedè Kublai Kàn.
- O’ Ponte nun è sostenùt rà chesta o chella prèta, - rispònd Marco –
Ma rà linea dell’arc cà esse forman.
Kublai Kan rimanè silenzioso, riflettenn. Poi soggiung’:
-  Pecchè me parl rè prète? E’ sùl dell’arc  cà m’importa.
Polo rispònne: - Senzà  prète nun c’è arco.

Il mio napoletano parlato oggi è sicuramente migliore di quello di qualche anno fa.
Avendo avuto una mamma toscana di Arezzo e un papà napoletano di Posillipo in casa si parlava solo l'italiano.
Ho vissuto i primi anni della mia vita in Toscana poi sempre a Napoli città (Posillipo- Vomero).
Oggi posso dire di essere Trilingue adoro il napoletano, il toscano, e l'italiano naturalmente.
Mi piace la lingua napoletana (perchè di una lingua si tratta), ma non avevo mai sperimentato quella scritta.
Ho  usato il vocabolario per la traduzione.

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Traduzione in procidano - Michele Costagliola

Marc Polo c facett veré nu pont, pret ra coppa a pret
Ma qual pret mantén tutt u pont - ricett Kublai?
U pont nun s mantèn cu chesta pret o cu chest’ant, ma s mantèn pecché ten a form r n’arc fètt cu tutt chér prèt
Kublai stett zitt zitt e penzierus, pensann rent' a chepa soia e po ricette: ma pecché me perr r r pret? È sul l’arc che tèn importanz.
Polo ce facett murì r parol ngann: senz r pret nun esist l’arc

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Traduzione in molfettese (Bari) - Mariateresa Camporeale     

Marco Polo acc.mnzai a daisc com'er u pond, pet p pet.
- Ma qual e' la pet ca ten u pond?-addmenn Kublai Kan.
- U pond nen e' awwendat da chess o da chess'alta pet,- responn Marcuccie-, ma dalla feler du arc ca fascn nzim.
Kublai Kan arremenei citt e penzend. Po diciaie:
-Perce' m daisc u fatt sop a r pet? A mec m frec assolemend du arc.
Polo respndaie: senz d r pet nen ste u arc.

Riflessione indotta da Maristella Tagliaferro, in relazione alla mia collaborazione intorno alla sua Lettura Collettiva Multilingue.
Nota che dedico interamente a chi, nella mia vita, mi ha chiesto di parlare in italiano perche' riteneva quasi offensivo il modo di esprimermi. (Non categorizzabile nella sua umanita').
Mi sono accorta presto di pensare in dialetto, di ragionare, cioe', utilizzando un mezzo espressivo-comunicativo che mi semplificava la fatica di comunicare, essendo dislessica.
Si e' impossessato di me, sin dalla mia infanzia: la sua musicalita' mi ha stregato ed incantato.
Essere una 'strega parlante', capace di musicare i miei discorsi , di sintetizzare in un termine un concetto che spesso, in italiano, comporta l'utilizzo di un giro di parole per essere espresso, era il mio obiettivo.
Trovo la sua nomenclatura grammaticale una formidabile palestra mentale atta all'allenamento del pensiero elastico ,plastico.
Con buona pace di chi gli ha sempre conferito un'accezione negativa, di linguaggio essenziale, non erudito, atto alla comunicazione tra persone di rango culturale inferiore.
..
.Commenti su

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Traduzione in griko salentino - Corigliano d'Otranto (Lecce)                      
 di Maria Avantaggiato   trascritta dal nipote Andrea De Matteis

O Marco Polo i cuntei azze na ponti guddo anus guddo.
 - Pleo ene o guddo ca i gratenni to ponti? - ipe o  blaicanu.
 - To ponti etto mantenei te ena te o addo guddo, - I rispundezze o Marco – ma to mantenei i furma posene nghenomeno.
O blaicanu imine mincuntezzi na penzezzi ti prama ennapi:
 - Iai mucuntei  azze guddu? Isse mena o arco mantenressei.
O Polo i rispundezze : - Andenechi tus guddu i petti o arco.

In realtà non è scritta nella sua forma originale, però la mia nonna non ricorda molto bene come si scrive siccome è una lingua anticamente parlata e ormai in disuso! Siamo entrambi residenti in CORIGLIANO D'OTRANTO (LE). Inoltre, vorrei informarla che la lingua grika è presente soltanto nel mio paese e scarsamente in paesi vicini. Come nota aggiuntiva, vorrei dirle che la lingua grika è solo parlata, non esiste cioè una forma scritta. Essendo in tutto e per tutto una lingua greca, si potrebbe usare, per la trascrizione, l’alfabeto neogreco. Ma sarebbe troppo difficile per  la comprensione.
A me piace questo tipo di linguaggio, anche se non sarei in grado di parlarlo perfettamente, ne conosco soltanto alcune parole o frasi, dato il fatto che i miei nonni comunicano così!

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Traduzione in grecanico calabrese del
Maestro Salvino Nucera, scrittore e poeta,
 inviata da Francesca Prestia

Marco Polo grafi apànu enan ponti, lithàri apànu lithàri.
 - Ma pio ene to lithàri ti cratì to ponti? - arotài Kublai Kan.
 - To ponti den ene cratimèno asce tuto o asce ecìno lithàri,- apandài o Marco - ma andi surìa tu arcu ti ecìna cànnusi. -
O Kublai Kan meni senza lòghia, platèonda methètu.
Poi leghi:  - Iatì mu platèise ton litharìo? Ene manachò tu arcu ti thelo na sciporèo.
O Polo apandài: - An den echi lithària den echi arco.

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Traduzione in siciliano-ovest (Partinico) di Rosolino Rino Romano                   

 - Ma qual è a petra chi tene u ponte? - addumanna Kublai Kan.
 - Ma u ponte nun è ch'è tinutu di chissa o di chidda petra, - arrispunni Marco, - è tuttu l'arcu ca iddi fannu, chiddu chi tene u ponte.
Kublai Kan arresta mutu, ci pensa anticchia e poi ci rici:
 - Nca picchì mi parri ri petri? È sulu l'arcu, chiddu ca m'interessa.
 Polo arrispunni:  - Senza petre... arcu nun ci n'è!.

Anche per me il dialetto era un severo tabù: in famiglia perché avevo il nonno maestro e un paio di zie professoresse, e a scuola, dove era rigorosamente proibito, pena colpi di bacchetta sulle mani (e ne ho visto di compagni buscarne.., eccome! ). Praticamente sono andato a scuola con l'italiano madrelingua, e questo ti lascia intendere come io e qualche altro privilegiato fossimo avvantaggiati! Il dialetto l'ho imparato dopo,per strada, con i compagni e i contadini che lavoravano le terre dei miei nonni.

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Traduzione in quasi-catanese - Clelia Francalanza 


Marco Polo cunta com'è fattu 'n punti, petra ppi petra.
- Ma qual è a petra ca arreggi u punti?  - ci spia Kublai Kan.
 - Lu punti non s'arreggi supra a chissa o ddha petra, - arrispunni Marco, - ma iddhu s'aggiuva da linea di l'arcu ca iddhi jungennisi consunu.
Kublai Kan si sta mutu, pinsannici supra. Poi jungi:
 - Picchi mi muntui di petri? A mia m'antaressa sulu  di l'arcu.
Polo arrispunni - Senza petri non c'è arcu.

Riprendo quanto scritto in merito alla traduzione-dialetto per le righe finali di "Pinocchio-Roma".
Non ho certezza sulla corretta scrittura.
Riesco solo a scrivere nel modo più fedele che ho potuto le parole-suono .
I termini sono quelli d’uso nell’hinterland catanese (il raggio di comuni che distano dal capoluogo non oltre i 10-15 km. Oltre questa distanza, i suoni e i termini differiscono ancora notevolmente. Catania confina con 5 province : Messina, Enna, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta). La presenza imponente dell’Etna segna e separa ulteriori confini-differenze linguistiche.
 
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 Traduzione in messinese (Acquedolci) - Carmelo Occhiuto

Marcu Polu ‘nni cunta di un ponti , petra pi petra.
-ma quali eni a petra chi reggi u ponti?- Dumanna u Kublai Kan.
U ponti non  eni sustinutu di chissa e di chinna petra- arrispunni Marcu,-ma da linea di l’arcuchi sti petri fannu.
Kublai kan restau mutu a pinsari.doppu dici – picchì mi parli di petri? Eni sulu di l’arcu chi mi ‘ntaressa.
Polu arrispunnì:-Senza petri non c’eni arcu.

Il paese si chiama Acquedolci in provincia di Messina e se volessimo dirla tutta, in dialetto il nome del paese si scrive Accquaruci e ovviamente io e i mie paesani da Acquedolcesi diventiamo Accquaruciani!

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Traduzione in campidanese-Cagliari - Paolo Ignazio Marongiu

Marco  Polo descriri .unu ponti perda  po perda.
 - Ma cali esti  sa perda chi sustennit su ponti? …. Kublai khan
 - Su ponti no esti sustenniu da custa o da custa attra perda  - arrispundit Marco -  ma  da sa linea e’s’arcu  che imparis formant
Kublai Kan  abarrara in silenziu  riflettendi
Appoi accingi -  Poitta mi chistionas de is perdas esti scetti de s’arcu chi mi interessat
Polo  arrispundit  - Senza perda no tenis arcu
.

Io nasco italofono, perché i miei genitori non parlavano sardo con me. La mia quindi è una lingua di riporto, ascoltata ma mai parlata, e  nemmeno fino a questo momento scritta. Ho cominciato a riprendermi la mia identità solo ai tempi dell’Università e adesso possiedo un buon accento sardo e una parlata tutt’altro che
perfetta. Ciò si riflette in questa traduzione che è autentica, sincera e ricca d’amore anche se per alcuni versi “avventurosa”, e mi scuso in anticipo per tutte le sue approssimazioni grammatiche e ortografiche.
Questa però è la mia lingua così come è ora con tutti i difetti del mio parlare del mio scrivere sardo campidanese.
Una lingua che è il riflesso del suono lontano dei racconti che ascoltavo da piccolo e che non capivo, ma che mi davano il senso di essere parte di una comunità, di una famiglia che mi proteggeva e in cui si cresceva felici.

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Traduzione in sardo (variante del logudorese - Ardauli) – “L’Isola che vorrei…”

Marco Polo espiegada unu ponte perda po perda.
- Ma cale este sa perda chi mantenede tottu su ponte? Domanda Kublai Kan.
- Su ponte no este mantenniu dae custa o dae cudda perda, - Marco ada rispostu, - ma dae s'arcasa chi issasa formanta.
Kublai Kan abbarrada mudu pensende. Apustisi di narada: puitte mi faeddasa de perdasa? Este solu s'arcada chi m'importada.
Polo arrespondede: senza perda non du ada s'arcu.

“L’Isola che vorrei…” è un’associazione culturale che si occupa, tra le varie attività, di promuovere la cultura, le tradizioni e il territorio della Sardegna. La nostra sede è a Cagliari, ma all’interno dell’associazione collaborano persone provenienti da diverse zone della Sardegna (e anche da altre parti dell’Italia e del mondo).
Abbiamo scelto un dialetto dell’interno dell’isola, di un paesino chiamato Ardauli, poiché presenta influssi linguistici di diverse parti della Sardegna (logudorese, campidanese e nuorese).